Pallidi amanti si cercano nelle bianche stanze di marmo,
si rincorrono, s’accarezzano, si crogiolano
nell’eburnea speranza dell’eterna giovinezza,
ridono come infanti senza redini,
quando il sole li sorprende a baciarsi l’anima
e nessun vincolo cresce più dove lor calan gl’occhi;
S’adagiano su steli di fiori
e rinfrescano le membra all’ombra di antiche volte,
lasciano all’erbe gli incolti campi
e le cornacchie a beccare il grano,
s’abbuffano di istanti su sericei vassoi
lanciando i chicchi nella gerla del passato;
Ciechi ed impavidi corpi si trascinano nella totale utopia,
s’abbattono come falene ammattite,
se ne trovano migliaia riverse nei corridoi dell’Eden,
strillano come sirene senza mare
si dibattono come figli senza madre;
Sull’altare della felicità
si sacrificano principi ben più nobili,
tenuti troppo spesso in ombra
dal primo e dolce frutto che l’anima azzanna…