Candido icore serpeggia nelle vene
istillato dall'infuocato dipinto
che un terso mattino porge alla finestra;
Le lacrime sulla terra palpitano,
quelle fredde dell’albino principe,
che fugace nella quintana invernale
le sparge come fiori senza colore,
messaggeri d’un fulgido candore;
E su quel campo non giacciono pietre,
ne strade, ne prati,
ma un unico moto d’eternità,
un bianco che uniforma i difetti,
che aliena la malizia,
e ridona fanciullesca indole al nostro vivere;
Benedetto è il respiro, un gelido mattone,
sorrido al cielo e guardo gaio l’aquilone…
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