venerdì 25 gennaio 2013

Berlino


Tu che le bombe smettesti di contare
crateri, cicatrici sul tuo corpo di regina
presto ascesa a perla d’Europa
ma con una strada alle spalle lastricata di terrore;
Tu che splendi nell’immensità delle tue grazie,
dalla via dove la bella Nike giunge da Brandeburgo
guidata dal passo di quattro destrieri,
alla cattedrale bombardata, ferita che mostri orgogliosa,
dalla corte di Charlottenburg, dolce e sublime panorama 
tra le cui stanze han dormito reali,
al cuore d’un governo più volte rattoppato
reso infine sano, forte e pulsante;
Solo frammenti restano di un muro
che ha diviso le genti ed i pensieri,
monito d’un atroce passato che va scordato;
Come le mani che lo hanno eretto
e quelle che su di esso vi hanno lasciato un’impronta;
Tu che il gelo accogli come ospite gradito,
nella neve e nel ghiaccio v’è la tua beltà!
Di candido bianco sei spesso vestita
ordinata madre risorta nel tempo,
che ha saputo scordare un pesante fardello
e ricominciare a sognare con sapienza,
dagli ampi giardini che addobbano le tue piazze
che adornano le tue forme,
dall’ardore d’un popolo che non s’è dato per vinto,
Lode a te fredda Berlino!
all’antica e nuova memoria
intrecciate ma distinte ora,
d’estero sei macchiata
straniere abitudini che non t’avviliscono
ma rendono più preziosa;
Lode a te immensa Berlino!
all’evoluzione che t’accompagna
al centro che rappresenti, e sempre sarai,
tra le pieghe del tuo abito
vi sono gioie divenuti austeri cristalli,
incanti racchiusi nei loro eterni riflessi…

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