Tu che
le bombe smettesti di contare
crateri,
cicatrici sul tuo corpo di regina
presto
ascesa a perla d’Europa
ma con
una strada alle spalle lastricata di terrore;
Tu che
splendi nell’immensità delle tue grazie,
dalla
via dove la bella Nike giunge da Brandeburgo
guidata
dal passo di quattro destrieri,
alla
cattedrale bombardata, ferita che mostri orgogliosa,
dalla
corte di Charlottenburg, dolce e sublime panorama
tra le
cui stanze han dormito reali,
al
cuore d’un governo più volte rattoppato
reso
infine sano, forte e pulsante;
Solo
frammenti restano di un muro
che ha
diviso le genti ed i pensieri,
monito
d’un atroce passato che va scordato;
Come le
mani che lo hanno eretto
e quelle
che su di esso vi hanno lasciato un’impronta;
Tu che
il gelo accogli come ospite gradito,
nella
neve e nel ghiaccio v’è la tua beltà!
Di
candido bianco sei spesso vestita
ordinata
madre risorta nel tempo,
che ha
saputo scordare un pesante fardello
e
ricominciare a sognare con sapienza,
dagli
ampi giardini che addobbano le tue piazze
che
adornano le tue forme,
dall’ardore
d’un popolo che non s’è dato per vinto,
Lode a
te fredda Berlino!
all’antica
e nuova memoria
intrecciate
ma distinte ora,
d’estero
sei macchiata
straniere
abitudini che non t’avviliscono
ma
rendono più preziosa;
Lode a
te immensa Berlino!
all’evoluzione
che t’accompagna
al
centro che rappresenti, e sempre sarai,
tra le
pieghe del tuo abito
vi sono
gioie divenuti austeri cristalli,
incanti
racchiusi nei loro eterni riflessi…
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