Morte al pensiero,
ad ogni lume contro la tempesta,
agli ingranaggi ed i meccanismi
ancora fermi al precedente giro;
Necessito di estirpare,
le radici che profonde si dipanano
e la consapevolezza dell’immensità,
lei che tradisce ogni aspettativa,
che relega ogni sogno a semplice comparsa;
Morte alle ideologie,
ad ogni nuovo vino battezzato
sulla grande e scura prua della fatica,
ai fiori acerbi crudelmente calpestati
da piedi stanchi e gambe incerte;
Sublimo ed anniento,
nello stereotipo dell’egocentrismo incompreso,
ogni carezza nel buio, ogni silenzio nel dialogo,
e ne ricavo dolce frustrazione;
Auto escludersi dal mondo
chiudendo nella bara il cielo
e lasciare che sia la pesante terra
a sovrastarci, ad alimentarci…
Nessun commento:
Posta un commento
Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.